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Il rilancio del sud passa solo attraverso l’innovazione tecnologica.
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innovazione tecnologica

Il rilancio del sud passa solo attraverso l’innovazione tecnologica.

La quarta rivoluzione industriale sta rappresentando un cambiamento radicale nel mondo aziendale, l’attenzione infatti non è più rivolta alla massa dei consumatori bensì al singolo acquirente che, con le proprie scelte, determina le dinamiche della produzione. “Si passa dalla scala allo scopo“.

Per rendere più agevole il processo di trasformazione verso un’impresa 4.0 molti governi, a partire dal 2013, hanno lanciato piani specifici che prevedono interventi sia nel settore economico che in quello educativo. Oggi è inutile negarlo la pandemia sta accelerando questo piano di sviluppo ed innovazione tecnologica, denominato Industria 4.0, ed è per questo che per affrontare con successo questa rivoluzione così impegnativa è necessario che si attivino i soggetti determinanti.

Oggi uno dei segnali più importanti arriva dal rapporto del World Economic Forum del 2020 denominato “Future of Job 2020” che ha chiesto ad oltre 300 manager delle più grosse realtà aziendali mondiali quali fossero le caratteristiche fondamentali del lavoro del futuro. Il report evidenzia come la domanda per le professioni emergenti, ad alto livello di digitalizzazione è destinata a crescere contemporaneamente all’adozione delle nuove tecnologie in ambito di processi di produzione di beni e servizi. Si parla di Cloud Computing, di Big Data Analitycs, di Internet of Things, nonché di Cybersecurity , Intelligenza Artificiale e Robotizzazione. L’impatto maggiore si avrà nell’industria della Comunicazione Digitale e dell’Information Technology ma anche in quella Sanitaria, e dei servizi finanziari. Il WEF delinea inoltre come dinamiche in atto da tempo abbiano subito un’accelerazione imprevista e che il tasso di crescita dell’adozione di soluzioni automatizzate e digitali da parte di ogni settore industriale non abbia precedenti.

nuove professioniIn questo nuovo contesto, la questione meridionale è di fatto un punto cruciale per la crescita del paese Italia, l’anomalia che dura da tempo di una economia che al Sud cresce meno che nel resto del paese deve essere ancora una volta, sperando che sia l’ultima, dibattuta e risolta. Per effetto delle sue debolezze strutturali, il mezzogiorno d’Italia avrà una crescita stimata ( SRM – Intesa San Paolo ) nel 2021 appena del 1,2% rispetto al 4,5% del centro nord, con un calo dell’indice sintetico della sua economia di oltre 40 punti rispetto al 2019, il più basso dal 2007. Il Mezzogiorno soffre più che nelle altre aree della nazione di tutti i mali che affliggono l’economia italiana, primo fra tutti la bassa percentuale di crescita e l’eccessiva burocratizzazione,  ma può e deve assumere il simbolo del nuovo rinascimento industriale privato e della pubblica amministrazione.

Il PNRR ( Piano Nazionale Resistenza e Resilienza ) deve aiutare il Sud a risolvere le questioni fondamentali che assillano questo tessuto sociale ed economico aiutando le grandi imprese a trovare localmente condizioni di business evolute e ricettive, e fornendo attraverso le Università poli di eccellenza che sviluppino attività di orientamento, formazione e progetti innovativi che siano in grado di fornire un valido aiuto alle imprese.

Ciò che manca, ed è mancato in questi anni, è il coraggio di guardare ad un futuro industriale diverso, più tecnologico, che guardasse a come creare in modo strutturale, occupazione vera e qualificata in modo da offrire ai nostri giovani laureati opportunità di crescita professionale, un futuro che esprimesse discontinuità con il passato, I dati sono impietosi nell’arco di poco più di 15 anni il Sud ha perso oltre 250.000 laureati.  E’ evidente che, dati alla mano, per il Mezzogiorno ci vuole un chiaro e credibile disegno strategico con cui produrre piani concreti e realizzabili in tempi brevi. Diventa dunque indispensabile un cambio di passo.

Le imprese meridionali devono avere l’opportunità attraverso politiche del lavoro strutturate, ad introdurre figure manageriali esperti in innovazione che siano in grado di gestire l’implementazione delle nuove tecnologie abilitanti previste dal Piano Transizione 4.0, nonché di ammodernare gli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, poiché anche qui gli ultimi dati di Unioncamere sono preoccupanti: Le regioni del Sud ed in particolare la Sicilia e la Calabria rispettivamente con un livello di digitalizzazione di 1.84 e di 1.92 sono i fanalini di coda per maturità digitale delle Piccole e Medie imprese.

Un’ulteriore possibile linea evolutiva e diversiva per lo sviluppo economico del Sud su cui poter lavorare è la creazione di poli tecnologici, localizzati prevalentemente nelle grandi aree urbane, specializzati in settori avanzati, così come è stato fatto in varie parti del mondo con risultati fortemente positivi. L’obbiettivo deve essere quello di creare nel meridione un’area privilegiata per sperimentare politiche di open innovation.

Abbiamo un dato di trend positivo che ci deve far riflettere, quello relativo all’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio relativamente al numero di startup e piccole e medie imprese innovative, che nel mezzogiorno e soprattutto in Campania e Sicilia compete e in molti casi supera le altre aree del paese. Questo sta a significare che nonostante le carenze in fatto di condizioni necessarie allo sviluppo economico, c’è un potenziale di imprenditorialità innovativa in crescita su cui si deve far leva e su cui si deve costruire lo sviluppo del paese Italia.

Il 2030 è vicino e non può essere un punto di arrivo, ma solo un punto di partenza, così come il Recovery Plan non può essere il solo strumento che dia una sterzata al Mezzogiorno, in quest’ottica servono coesione e unità di intenti per creare politiche del lavoro, sociali ed industriali che permettano di far risplendere il sole del sud.

 

Pubblicato sul QDS in data 07.05.2021

 

 

Luca Zappalà
Consulente commerciale ERP e gestionale per la Sicilia e la Calabria.

Referente gruppo Azione di Calenda per il Comune di Gravina di Catania

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